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Pontianak

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Il maltempo continua a ritardare la mia nave. Ma questa volta, fortunatamente, solo di poche ore. Al tramonto ci è permesso di salire a bordo. La folla scalpitante, si ammassa al ridosso dell'entrata, pronta a spingere e a darsi battaglia per il privilegio di scegliere il posto migliore. Lascio defluire la ressa e con tranquillità mi sistemo nella mia cabina. Quando la nave salpa ormai tutti gli spazi sono occupati. Nel corridoio decine di persone sono sdraiate su teli di iuta con accanto enormi pacchi. Vengo relegando di fatto nella mia cabina per due giorni, senza possibilità di muovermi. Mi sistemo sulla mia brandina nel tentativo di prender sonno, ma nell'arco di pochi minuti mi ritrovo in un bagno di sudore. Il sistema di areazione è guasto e non ci sono finestre da poter aprire. Due volte al giorno lo steward mi consegna il mio pasto in un piccolo contenitore d polistirolo: del riso scondito, un pezzo di pollo, ed un bottiglietta d'acqua. La porzione è scarna ma devo farmela bastare. Arrivato al porto di Pontianak, evitati i numerosi taxi in fila da ore, comincio a camminare verso la città. Mi fermo in un negozio per chiedere ad un uomo magrolino, sulla trentina, la possibilità di utilizzare il suo telefono. E con il suo consenso contatto un ragazzo che si era detto disposto ad ospitarmi. Nonostante sia arrivato con un giorno di ritardo, a causa della nave, per lui non ci sono problemi. Mi chiede così di raggiungerlo nel suo ufficio. Segno l'indirizzo e ringrazio il negoziante per la chiamata, ma questo si offre di accompagnarmi di persona. Sparisce per qualche minuto, e rispunta fuori alla guida di un moto. In poco tempo raggiungiamo la filiale di una banca, dove, un ragazzo minuto, con una piccola voglia sotto l'occhio destro, è lì ad aspettarci. Andhika vive da solo in una piccola abitazione di periferia, mi da le chiavi e mi dice di precederlo a casa, ma preferisco attendere due ore il termine del suo turno. Perso il padre quando era poco più che un bambino, la sua famiglia: la madre e la sorella, vivono a tre ore di macchina da qui. Andiamo a casa insieme in sella ad una moto. Il mio peso, più quello dello zaino, sembrano sbilanciarci ad ogni curva, ma la velocità è molto ridotta. Dopo una breve doccia siamo di nuovo pronti per uscire. E' improprio utilizzare il termine doccia, in realtà, i bagni sono muniti di una sorta di vasca da bagno, sviluppata in orizzontale anziché in verticale. Andhika riempe questa vasca pompando l'acqua da alcune botti posizionate all'esterno. Tramite un catino, lo stesso usato per poter far defluire l'acqua nella turca, ci si lava nel bel mezzo del bagno, uno scolo ad un angolo provvederà a rimuovere l'acqua in eccesso.

Alcuni amici ci aspettano in un parcheggio, posiamo la moto e saliamo con loro in una macchina. Passiamo la serata a bordo di una nave sul fiume Kapuas, che con i suoi 1.143 km è il più lungo d'Indonesia. Nonostante il cibo sembri invitante, il viaggio ed il caldo mi hanno condotto allo strenuo delle forze e non riesco a mangiare molto. Ad ogni modo per quel poco che mangio, come consuetudine, sono ospite di Andhika. Durante la notte, sdraiato a terra sul mio materassino gonfiabile, non riesco a prender sonno. La testa sembra scoppiare, la gola è secca e ho dolore all'orecchio. Nonostante i progetti fatti per il week-end, la febbre prevale sul mio corpo, e mi vedo costretto a rimanere lì, a terra, per due giorni, affrontando il terribile caldo. Riesco a trovare solo le forze per andare a visitare il monumento che sorge sulla linea dell'equatore. Per il resto è Andhika a prendersi cura di me, cucinando e facendo la spesa, acquistando le preziose mele che mi saziano e rinfrescano. Quando mi riprendo è ora di lasciare la città. La sera mi reco alla stazione centrale di Pontianak, salgo su di un vecchio pullman deciso a varcare il confine con la Malesia. Ci sono diciotto sedili, più altri due in un piccolo vano in fondo, e uno di questi è il mio posto. Nono so per quale motivo mi abbiano assegnato il posto più riservato ma allo stesso tempo più scomodo, per via del poco spazio per distendere le gambe. Ad ogni modo mi decido a spiegare il mio problema all'autista. Gesticolo per un po', e lo porto sul mio posto, cercando di mimargli il fatto di essere 20 centimetri più alto di ogni altro passeggero. E lui, in tutta risposta, ritorna alla sua postazione partendo e lasciandomi n piedi. Alche mi siedo in uno dei sedili al momento ancora liberi. Durante la notte saliranno altre persone e qualcuno finirà per occupare il mio posto in fondo al pullman. Quando il sole è ormai pronto a sorgere, vengo svegliato dal solito tram tram di passaporti che passano di mano in mano. Siamo vicini al confine, e senza pagare qualche tangente molte persone non potrebbero ottenere il visto. Mi scaricano alla dogana dove sbrigo tutte le pratiche in uscita ed in entrata. Cammino un centinaio di metri ed aspetto il pullman che mi riprenda.

Dopo 12 ore di viaggio finalmente arrivo Kuching, capoluogo dello stato federale del Sarawak. Portandomi ancora dietro i postumi dell'influenza, e con un forte mal di pancia, decido di rivolgermi ad un taxi per farmi portare in albergo. Ma nella contrattazione del prezzo l'autista assume un tono arrogante, e stizzito decido di procedere a piedi. Cammino alcuni chilometri senza sapere se la direzione è quella giusta, affidandomi unicamente ad alcune indicazioni dei passanti, che non sempre riesco a decifrare. Ma il dolore si fa più forte, così, mi decido a fare l'autostop, ed in men che non si dica, un signore sulla quarantina, dall'aspetto distinto, mi prende a bordo e mi porta a destinazione.

Comments   

 
0 #1 JustinX 2017-09-27 17:52
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Chi Sono

Mi chiamo Stefano Bonanni, classe 1985, sono un mediatore interculturale laureato in Scienze per la Pace. Tra il 2009 e il 2012 ho viaggiato via terra dall'Italia all'Asia, ho attraversato la Russia in treno, girato per i deserti della Mongolia in una jeep, pedalato su di una Mtb in Vietnam, Cambogia, Thailandia. Viaggiato su navi intorno l'Indonesia raggiungendo le Filippine. Ho girato l'Australia in macchina e sono tornato di nuovo in Asia su di una nave merci, da dove ho ripreso il mio viaggio verso l'Italia, passando per le vette della Cina del Pakistan e del Nepal, gli asharam indiani, il Kurdistan, la Giordania, la Palestina, e l'Egitto.