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Bambini di Strada nelle Filippine

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ZAMBOANGA- Nell'oscurità della notte la “nave dei deportati” arriva in città. Adulti e bambini che hanno tentato la fortuna nella vicina Malesia, utilizzando una rete clandestina di pescherecci e non portando con loro alcun documento, alcun bagaglio, se non una fievole speranza di una vita più dignitosa, ora vengono rimpatriati nel loro paese di origine. Condannati alla stessa vita di sempre: la vita della strada. Vicino al porto, su di un vecchio palazzo grigio, si legge una scritta: “No Job, No Money, No Future”. La vernice rossa, che sembra rimarcare il sangue di chi non ce l'ha fatta, è ancora fresca, come allo stesso modo lo è la piaga di questo paese. Questo è quello che rimane di una nazione distrutta dalla dittatura di Marcos con l'aiuto della CIA.

Nel centro della città, centinaia di persone riposano ai margini delle strade. Le Filippine hanno una popolazione di 93 milioni di abitanti, di cui il 40% vive negli slum, in condizioni di povertà estrema. Non ci sono solo uomini per le strade. Donne, anziani e bambini rabbuiano il volto di questa città. Spinti dalla privatizzazione dei terreni, e dalla promessa di un lavoro, migliaia di contadini si accalcano nelle città per diventare i nuovi rifiuti di una società che non riesce a sfamare la sua popolazione. Uno dei maggiori problemi che flagella questo paese sono gli street children. Nelle Filippine un milione e mezzo di bambini vive per la strada. Alcuni hanno una casa ed una famiglia dove a volte tornano, ma altri non hanno nessuno che si prenda cura di loro. Gli stessi bambini considerati il futuro di questo paese non rappresentano niente altro che un presente nefasto. In accordo con il dipartimento del Social Welfare and Development (DSWD) solamente nella città di Zamboanga, nel 2010, 1400 bambini hanno pernottato all'addiaccio. Alcuni sono orfani, altri sono stati abbandonati, e c'è chi è scappato di casa: dalla povertà, dagli abusi. Soprannominati yagit: rifiuti della strada, di giorno si dividono per la città in cerca del migliore affare. I più grandi si prendono cura dei più piccoli, ma in questo non c'è nulla di idilliaco, le regole della strada predominano su ogni sentimento. Bambini di due-tre anni rovistano tra i rifiuti alla ricerca di cibo, e quando fortunati, litigano per spolpare l'osso gettato via da un macellaio. Addentano quella carne cruda come un animale dopo aver catturato una preda. Altri periscono per le strade, vittime di questa lotta per la sopravvivenza. E infine c'è chi porta i segni indelebili della st rada: i rugby sniffers. Non riuscendo a procurarsi alcun cibo, nel tentativo di annebbiare lo stimolo della fame, inalano gli odori della colla. Con effetti per il cervello molto più dannosi delle droghe comuni, ma con il vantaggio di poter essere acquistata legalmente per le strade, direttamente in sacchetti di plastica, da avvolgere intorno a naso e bocca per poi inalare. Tutto per un prezzo ridicolo, ma che fa la fortuna dei negozianti e la sfortuna dei bambini. Ad una decina di chilometri dalla città, si erge un centro di riabilitazione per dipendenti da droghe: il Sunhine. Nonostante il grande spazio a disposizione non vengono accettati casi di rugby sniffers, gli utenti sono per lo più consumatori di anfetamine. I progetti di riabilitazione consistono in una serie di attività all'aria aperta, tra cui il giardinaggio, e la costruzione di alcun piccoli souvenir di cui mi omaggiano. Il responsabile del centro mi spiega che non vengono accolti bambini, perché la struttura è sprovvista delle risorse e delle competenze per riceverli. Zamboanga, ma d'altronde le intere Filippine, non hanno una risposta al problema che affolla le strade. O, sarebbe meglio dire, non hanno una risposta adeguata. Secondo un rapporto dell'Unicef, tra il 1995 e il 2000, sono stati arrestati più di 50 mila bambini, il più delle volte mischiati nelle celle con adulti. Nel 2005 più di 4000 bambini erano ancora nelle carceri, vittime di torture e di stupri, alcuni senza possibilità di discutere il loro caso davanti la corte di giustizia, altri condannati nel braccio della morte. In violazione di ogni diritto internazionale, bambini di 9 anni giacevano tra la vita e la morte dietro le sbarre di una prigione. Nel 2006, una riforma della legge (Republic Act 9344) ha migliorato, per lo meno sulla carta, le condizioni dei bambini nelle celle. Tuttavia nel 2008 molte organizzazioni denunciavano la non attuazione della legge, e la situazione delle Filippine che vedeva ancora migliaia di bambini nelle carceri. Entrare in una prigione nel tentativo di costatare la condizione dei minori non è un impresa facile. Dopo diversi rifiuti riesco finalmente a trovare il contatto giusto. Entro da turista, cercando di velare ogni domanda e di guidare la conversazione sui temi che mi interessano. Nel carcere di Zamboanga sono detenuti 17 minori. Alcuni sono stati arrestati prima dell'emanazione della legge, e ormai il più giovane ha 15 anni. Risiedono all'interno della stessa cella e condividono gli spazi comuni con gli altri detenuti, uomini o donne che siano. Uno dei 17 ragazzi è sordomuto, e la guardia mi confida che si tratta di un sordo professionista. Stento a comprendere, poi mi rendo conto che il saper utilizzare il linguaggio dei gesti non è da tutti ,e richiede un' educazione che a questi bambini spesso non è concessa. Prima di abbandonare il carcere  mi soffermo ad osservare una cella di non più di 50 metri quadri dove 83 donne risiedono permanentemente, accalcate l'una all'altra, con uno guardo di disperazione.

Nel centro del DSWD trovano alloggio 84 bambini. La struttura è di breve termine, ad ogni minore viene garantito un posto letto per un periodo di sei mesi, dopodiché si tenta di reinserire il bambino nella famiglia di provenienza se possibile. Ma la mancanza di soldi e cibo porta le famiglie a introdurre di nuovo i bambini nella strada, questa volta con la consapevolezza che c'è chi se ne occupa. Eric è tornato nel centro per la cinquantaquattresima volta. Anche qui i bambini con dipendenze da droghe non trovano spazio, troppo problematici per poterli integrare con gli altri. Non più in cella, non sono nei centri di riabilitazione, né in quelli di accoglienza, questi bambini affollano le vie delle città vivendo di elemosina e piccoli furti. Per assurdo il destino che li attende al di fuori delle prigioni è ancora peggiore delle percosse e degli abusi. Il governo invece di prevenire le cause che portano i bambini per la strada, o almeno di curarne le conseguenze, non fa altro che incrementare i militari, creando di fatto uno stato di polizia. Questa scelta miope getta giovani ufficiali per la strada, nel tentativo di dettar legge tramite l'uso della violenza. Secondo un rapporto del 2011, dell'UNHCR, l'agenzia dell'ONU per i rifugiati, nelle Filippine i bambini della strada sono nel mirino degli squadroni della morte. E' il caso di Benjamin Mariga, prelevato mentre giocava con altri adolescenti, è stato ritrovato privo di vita in un fosso il giorno successivo, sul corpo sono state riscontrate 17 coltellate. Ancora più evidente è il caso di Clarita Alia, madre di cinque bambini di cui la polizia  l'ha privata uno ad uno. Il primo è stato Richard, poi suo fratello Chritopher. Bobby è stato ucciso l'anno successivo, e Fernando nel 2007. Ora Clarita vive nel terrore che vengano a prendere anche il suo ultimogenito Arnold. Di storie come queste ce ne sono molte, e tutte si risolvono nello stesso modo: nel silenzio, in un paese dove gli “ultimi” non hanno la possibilità di affrontare un processo giudiziario per chiarire gli eventi. E quando qualcuno decide di alzare la testa e fare qualche domanda, si trova sempre il modo di dissuaderlo.

Durante la notte vengo prelevato dalla chiesa in cui ho trovato ospitalità. Cinque uomini armati mi scortano nella caserma della polizia. Nell'attesa del mio turno, apprendo che l'uomo seduto vicino a me è accusato di violenze sessuali nei confronti della figlia. In accordo con il DSWD, nel 2010, nella città di Zamboanga sono stati riportati più di 300 casi di abusi su minori. Le violenze sessuali sono uno dei motivi che spingono i bambini ad abbandonare le loro famiglie e a vivere per la strada. Ma se questo numero si riferisce soprattutto a violenze domestiche, i dati diventano ancora più allarmanti al di fuori, dove non c'è nessuno ad alzare la voce e i bambini subiscono passivamente senza che si arrivi ad alcuna denuncia. Poco fuori dalla città, sotto un ponte, e in una piccola baracca di legno, decine di bambini si prostituiscono, alcuni costretti con la forza, altri costretti dalla fame. E' ancora fresca la memoria del video messo in onda dalla CNN, dove centinaia di bambine, chiuse in delle gabbie, venivano sfruttate da turisti stranieri e dalla popolazione locale. La prostituzione insieme al traffico di organi sono alcuni degli aspetti più complessi da rilevare, e risolvere.

Arrivato il mio turno vengo accompagnato in un ufficio investigativo, dove da dietro una scrivania quattro poliziotti in borghese mi interrogano, chiedendomi più volte il motivo della mia visita. Non avendo argomenti per continuare l'interrogatorio, mi scoraggiano a rimanere in città visto l'alto numero di rapimenti registrati negli ultimi anni. Dopodiché accennano ad una sparatoria avvenuta il giorno precedente, con l'assassino ancora in circolazione. Infine, nel momento di rilasciarmi, con la scusa di scortarmi nella mia abitazione, ispezionano nei minimi particolari il mio bagaglio, cercando un appiglio per crearmi qualche problema.

Il Saint Francis orphanage rappresenta l'unica alternativa alle politiche governative. Ospita 78 bambini tra il verde lussureggiante della campagna. E' interamente sovvenzionato da privati, nonostante, come mi spiegano i responsabili, il sindaco ci si ostini a portare i suoi ospiti internazionali, dipingendolo come l'impegno dell'amministrazione nei confronti dei bambini di strada. Oltre ad aiutare i bambini, il centro cerca di sovvenzionare le famiglie seguendole passo passo. Se si vogliono togliere i bambini dalla strada, non si può continuare a considerarli al di fuori del nucleo familiare.

Le Filippine sono una nazione piegata in due, sprovvista di politiche sociali adeguate, e sorretta solamente dagli ingenti capitali che provengono dai connazionali che lavorano all'estero. Urge una coscienza popolare che si riappropri degli spazi delle campagne, e che porti il paese a rompere le dipendenze dal commercio, che non fa altro che appropriarsi delle risorse e dei profitti.

se io invece stassi ad aspetta a te, avoja te...

Comments   

 
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Chi Sono

Mi chiamo Stefano Bonanni, classe 1985, sono un mediatore interculturale laureato in Scienze per la Pace. Tra il 2009 e il 2012 ho viaggiato via terra dall'Italia all'Asia, ho attraversato la Russia in treno, girato per i deserti della Mongolia in una jeep, pedalato su di una Mtb in Vietnam, Cambogia, Thailandia. Viaggiato su navi intorno l'Indonesia raggiungendo le Filippine. Ho girato l'Australia in macchina e sono tornato di nuovo in Asia su di una nave merci, da dove ho ripreso il mio viaggio verso l'Italia, passando per le vette della Cina del Pakistan e del Nepal, gli asharam indiani, il Kurdistan, la Giordania, la Palestina, e l'Egitto.