L’incontro con Lylin


Un senso di malinconia pervade il mio spirito. Qualche giorno fa ho “festeggiato” l’ennesimo compleanno. Ormai sono alcuni mesi che viaggio eppure non riesco a trovare quel che cerco. Dovunque arrivo trovo terra bruciata, inevitabilmente contaminata dall’occidente. A volte è ancora calda, si sente l’odore di quello che fu, ma non c’è alcuna via di uscita, se realmente voglio penetrare all’interno della cultura asiatica, perché si ancora credo che da qualche parte si nasconda, non posso farlo con i mezzi occidentali. Devo abbandonare il treno ed evitare di stazionare in grandi città. Trascorsa una settimana su di una piccola isola tropicale nel sud della Cina, il nuovo anno mi ha portato consiglio. Così mi metto in viaggio verso Nanning, da dove ho in mente di acquistare una bicicletta per procedere il mio viaggio verso sud, e attraversare il Vietnam da viaggiatore indipendente. Prenotato un piccolo ostello mi sposto e da qui comincerà una nuova avventura. I problemi che fino ad ora ho incontrato nel viaggiare per le città cinesi qui saranno accentuati di molto. Oltre la bicicletta dovrò procurarmi tutto il materiale per poter essere auto-sufficienti: l’attrezzatura da campeggio e le scorte di cibo. Mentre cammino per una di quelle strade dai nomi impronunciabili, alla ricerca di un negozio che possa fare al mio caso, una giovane ragazza cinese si ferma, e con il suo goffo inglese si offre di aiutarmi. Cartina alla mano, cerca di spiegarmi dove ci troviamo, noto però una certa titubanza nell’indicarmi la strada. Mi è già capitato altre volte che mi siano state date informazioni erronee, così senza perdere altro tempo, la ringrazio e continuo per la strada che avevo intrapreso. Ciononostante la ragazza continua a seguirmi e decide di accompagnarmi lei stessa a destinazione. All’inizio la sua presenza mi infastidisce, gli abitanti qui mi hanno dato l’impressione di non fare niente per nulla in cambio, e chi non ha gli occhi a mandorla rappresenta solo una buona opportunità. Questa volta però mi dovrò ricredere, la spontaneità di questa ragazza mi lascerà molto colpito. Tant’è che diventerà la mia accompagnatrice e traduttrice ufficiale nei
giorni avvenire. Lylin, poco più che ventenne, vive in una piccola casa nei sobborghi della città. Dalla statura bassa, un corpo esile, timida, ma allo stesso tempo forte, quella forza che ti viene nel dover crescere da sola e dover fare da madre al fratello più piccolo. Una persona tanto umile che quasi ti mette in soggezione, ma allo stesso tempo dotata di una bontà che ti mette a tuo agio. Aggirato il problema della lingua, ci mettiamo alla ricerca dell’attrezzatura, ci vorranno alcuni giorni affinché riusciremo a procurarla tutta, e questo mi darà modo di conoscere sempre meglio la mia nuova amica. Dopo alcuni rifiuti per non voler gravare ulteriormente su di lei, una domenica accetto un invito a pranzo. Arrivo un po’ prima per cercare di aiutare nella preparazione. La casa è disposta su tre piani, ognuno è composto da una stanza di 20 metri quadrati circa. All’entrata c’è la cucina, al primo piano la stanza dove dorme il fratello ed infine la sua camera. Le finestre che occupano un lato della casa, una su di ogni livello, affacciano sul muro di un altro palazzo. Le mura interne ed esterne non sono dipinte, così, la casa assume il colore grigio tipico della calce, sembra un palazzo ancora in costruzione. Non c’è elettricità e quindi nessun frigorifero, i letti sono in legno senza alcun materasso e tutte le stanze sono prive di mobilio. Da una parte questo posto mi dà un senso di essenzialità, non turbandomi molto. È un posto dove questi ragazzi dormono, dove possono cucinarsi qualcosa grazie alla bombola del gas che è al piano terra, e poi la loro vita la passano altrove. Quasi ne sono affascinato. Prima di mangiare andiamo al mercato locale a fare un po’ di spesa. Anche qui troverò molte sorprese. In una via chiusa al traffico, su dei lunghi tavoli di legno, alcune signore vendono della carne appena macellata. Non c’è nessun frigorifero, nessuna copertura. Alcune donne agitano un pezzo di stoffa nel tentativo di allontanare la miriade di mosce che giacciono sulla carne. Non so perché ma la cosa mi diverte. Compriamo un po’ di carne, delle uova della verdura e torniamo a casa a cucinare le pietanze. Finito il pranzo ci dirigiamo in uno splendido parco dove trascorreremo il resto della giornata. Quando mi sarò abituato alla presenza della nuova compagna, sarò ormai pronto per ripartire ma sapendo questa volta di aver lasciato qualcosa nel mio cammino. Aver costruito un legame. È un piccolo puntino da aggiungere sulla mia carta geografica e a cui pensare in futuro. Senza il suo aiuto l’impresa di continuare questo viaggio in bicicletta non sarebbe stata possibile. E anche se non leggerà mai queste parole, dal profondo del mio cuore devo dirle : GRAZIE

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