La Cina rurale

Alle 9 di mattina sono fuori dal negozio che aspetto la consegna della mia bici. Non sono riuscito a trovarne nessuna adatta alla mia statura, tutte troppo piccole nonostante io non sia un gigante, così ho dovuto ordinarla. Quando la vedo scaricare dal camion incomincio a realizzare veramente ciò a cui sto andando incontro. Dopo qualche piccolo aggiustamento e regolazione in meno di due ore sono pronto a pedalare fuori dalla città. Passo in albergo, raccolgo tutte le mie cose, e si parte. In Cina ho avuto molte difficoltà nel trovare delle cartine dettagliate del territorio così ho dovuto stamparne alcune da internet. Pedalo per qualche chilometro su di una grande strada subito fuori dalla città. Andando avanti le carreggiate si stringono e i palazzi lasciano spazio a immense distese di fragole. Non posso non cogliere l’occasione per pranzare. Ripendo a pedalare per alcune ore, prevalentemente in pianura, finché il giorno incomincia a lasciar spazio alla notte. Per la prima volta da quando ho lasciato l’Italia devo realmente preoccuparmi su dove passerò la notte. E il solo pensiero mi elettrizza. Dopo qualche chilometro, nel bel mezzo di alcune piantagioni e a ridosso della strada, trovo uno spiazzo dove piantare la tenda. Una volta montato il tutto, comincio a preparare la cena. Accendo il fornelletto a gas, faccio bollire l’acqua e cuocio dei noodle, una sorta di spaghetti liofilizzati. Così, quando ancora non sono le 20, mi adagio nel sacco a pelo, riposando dall’estenuante giornata. Poco prima che sorga il sole sono già pronto per ripartire. Il tempo non è dei migliori, una nebbia costante mi accompagna durante il viaggio e le temperature anche se non proibitive non facilitano le cose. Ormai mi allontano sempre più dalla città e procedo verso il confine vietnamita. Durante il tragitto incontro molti piccoli villaggi e ogni volta ne approfitto per rifocillarmi. Nonostante la bellezza dei posti che attraverso, man mano che procedo la strada sembra inerpicarsi sempre di più. Sulla bici ci sono più di 20 chili di attrezzatura e la fatica presto si farà sentire. Continuo su questo percorso montuoso per molti chilometri.
Una notte ritrovandomi senza provviste e particolarmente stanco decido di chiedere ospitalità in un villaggio. Purtroppo la lingua non è dalla mia parte. Dopo aver acquistato alcune uova e pomodori da un contadino, decido così di piantare la tenda su di un pezzo di prato nel bel mezzo del villaggio. Inevitabilmente finisco per destare la curiosità degli abitanti, ed in pochi minuti sono tutti lì intorno a me che osservano accuratamente ogni mio gesto. Mentre mi accingo a cucinare, dalla folla qualcuno viene avanti offrendomi del riso, subito dopo un altro mi porta del sale. Più passa il tempo più il via vai di persone aumenta, finché la cena non è pronta, a quel punto tutti sembrano voler lasciarmi un po’ di riservatezza e si dileguano nel villaggio. Finito di mangiare lavo le stoviglie in un secchio con dell’acqua che gentilmente mi è
stato procurato. E quando sono pronto per andare a letto la serata si anima di nuovo. All’improvviso dalla strada principale spunta una auto con dei poliziotti locali. Una giovane donna in borghese parlando un inglese maccheronico mi chiede i documenti e prontamente li serve ad uno degli ufficiali che, dopo essersi accertato della mia provenienza e della regolarità del visto, si mette a disposizione, offrendomi il suo aiuto. Il tempo non promette nulla di buono per la notte, colgo così l’occasione per chiedere ospitalità in un posto riparato. In men che non si dica mi ritrovo all’interno di una cella in disuso. Davanti al carcere un uomo anziano si riscalda bruciando un po’ di legna all’interno di un bidone di metallo.
Nella cella è presente solamente un vecchio letto di legno senza alcun materasso. Le finestre non hanno vetri, ma se da una parte le sbarre mi garantiscono un po’ di sicurezza, i piccoli animali che entrano indisturbati mi fanno rimpiangere la tenda. Ad ogni modo ormai sono qui. Srotolo il sacco a pelo e sono pronto per passare la notte. Ogni tanto qualcuno si affaccia alla finestra controllando all’interno ma la stanchezza prevale sulle preoccupazioni.
Quando mi sveglio, in parte intorpidito dal freddo, il villaggio è già tutto all’opera. Senza neanche il bisogno di cambiarmi, avendo dormito vestito, sono pronto per riprendere il viaggio. Mi aspetterà una giornata dura. In un tratto in discesa di strada non asfaltata, perderò l’equilibrio cadendo a terra. Fortunatamente senza alcune conseguenze fisiche, ma il portapacchi posteriore si romperà irrimediabilmente, mostrando la sua natura cinese e la scarsa qualità del prodotto. Mi ritrovo così nel bel mezzo del nulla impossibilitato dal procedere pedalando. Una volta tolto il portapacchi, mi rimangono tre borse che non riesco a collocare altrove. Non avendo altre soluzioni decido di piantare la tenda e di aspettare l’indomani per poter avventurarmi a piedi verso il primo villaggio nella speranza di trovare una soluzione.
Durante la notte mi sveglio per un rumore sospetto, d’istinto, trovandomi in un campo coltivato, mi viene da pensare che si sia attivato il sistema di irrigazione. Apro la tenda di colpo ma fuori tutto tace. Non riesco a focalizzare subito il rumore, tuttavia, dopo un po’ mi rendo conto che il rumore proviene da sotto la tenda. Alzandola con cautela scorgo una miriade di formiche di dimensioni mai viste prima d’ora. Tranquillizzatomi sposto la tenda in un altro punto e riprendo a dormire. Il rumore continuerà incessantemente ma non me ne preoccuperò più di tanto. Alle 6 di mattina sono già in cammino nella speranza di trovare qualche villaggio che sulla mia cartina non è contrassegnato.
Fortunatamente nel giro di pochi chilometri trovo qualcosa e dopo aver speso mezza mattinata alle prese con un fabbro finalmente sono in grado di ripartire,
sicuramente con meno certezze di qualche giorno fa, ma con tanta voglia di continuare.
Dopo più di 300 chilometri arrivo finalmente al ridosso con il confine vietnamita

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