Cambogia

Ormai sta per scadere anche il secondo visto vietnamita e devo cominciare a guardarmi intorno se voglio lasciare il paese per tempo. In progetto ci sarebbe di attraversare il confine laotiano per poi seguire il corso del Mekong arrivando alla sue foce in Cambogia. Purtroppo il programma si rivela presto irrealizzabile, nessuna delle dogane a cui sono prossimo sembra accettare il transito di cittadini stranieri. L’unica vera alternativa è quella di risalire per 400
chilometri ed entrare in un varco da cui mi è consentito l’accesso, ma ciò comporterebbe alcuni giorni di tragitto su un terreno avvolte montuoso e che non mi assicurerebbe di essere fuori dal Vietnam prima della scadenza del visto. La decisione non sarà facile, ma sono costretto a continuare il mio cammino in direzione sud, e dopo qualche chilometro di pedalate mi ritrovo al confine Cambogiano. Quando si decide di viaggiare zaino in spalla, o ancor più su di una bicicletta, bisogna adottare una certa flessibilità. Avvolte possono essere le avversità meteorologiche a stravolgere i piani, altre le condizioni fisiche e spesso quelle burocratiche. Ad ogni modo per il momento dovrò rinunciare al Laos, una delle terre su cui nutrivo maggiori aspettative dal punto di vista naturalistico. Nella mia mente i verdi percorsi di montagna, caratteristici del Laos, cedono il posto al rosso delle strade che distinguono la Cambogia. Arrivato al confine in tarda mattinata il caldo comincia a farsi sentire, e mi obbliga ad attendere un passaggio. La città più vicina dista 100 chilometri ed in mezzo non c’è nulla. Non sono spaventato dalla distanza, ma dal fatto di dover pedalare per diverse ore sotto il caldo e senza la possibilità di reperire acqua durante il tragitto. Così, decido di fermarmi alla dogana ed attendere il transito di qualche macchina. Gli ufficiali, seduti sotto di un piccolo fabbricato di legno, mi invitano a sedermi con loro sfruttando così un po’ di ombra. Dopo aver effettuato qualche chiamata mi assicurano un passaggio, così mi ritrovo ad aspettare in una piccola capanna mentre mangio una fetta di anguria sorseggiando una noce di cocco. Nel giro di poche ore salgo nel cassone di una macchina 4×4, avvinghiato alla mia bicicletta e in compagnia di altri tre ragazzini, che adagiati sul tetto della macchina giocano e scherzano non curandosi della forte velocità con cui il veicolo procede. In un paio d’ore arriviamo a destinazione
Il clima in Cambogia è estremamente arido e pedalare di giorno non è facile. Ogni tappa mi porta a pedalare per 7/8 ore sotto il sole per 100 km ogni giorno. Le poche soste servono a rifocillarmi. La maggior parte dei banchetti che trovo lungo il mio tragitto mi propongono zuppe calde in un momento in cui l’unico mio desidero è quello di una bibita ghiacciata. Non riesco neanche a trovare dell’acqua in bottiglia ma solamente del thè caldo senza zucchero. Probabilmente la zuppa calda mi fa percepire meno il caldo esterno e bere dell’acqua che non sia bollita non sarebbe prudente. Ma quando sostieni uno sforzo fisico tutti i giorni a queste temperature, con questa terra rossa attaccata addosso, una bibita diventa un miraggio.
Durante il viaggio entrerò in contatto con una natura incontaminata, facendo il bagno in fiumi e laghi, e trovandomi davanti ad animali che non avevo mai
visto prima, ma quello che mi porterò dietro di questo paese è l’estrema povertà.

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